Tesi di laurea
"Il wrestling come evento performativo"
110 e lode

Lunedì 6 marzo 2006, presso l'università Ca' Foscari di Venezia, Nino Baldan ha conseguito la laurea in Lettere e Filosofia, nel corso denominato Tecniche Artistiche e dello Spettacolo, con una tesi basata totalmente sul wrestling, intitolata "Il wrestling come evento performativo".
Il suo percorso partiva dal libro di
Richard Schechner "Magnitudini della performance", e definisce il wrestling come una esempio di spettacolo dal vivo ideale, che funge da valvola di sfogo per le pulsioni intrinseche all'umanità (violenza, sesso...), in un'attività re-diretta di ampio valore sociale e psicologico decisamente sottovalutata dagli studi recenti.
La tesi è passata ad analizzare il
labile confine tra finzione e realtà che esiste nel wrestling, e dei casi emblematici come la nascita dell'nWo e lo screwjob di Montreal. Ha ricoperto un ruolo di spicco la figura di Vince McMahon, vero "re Mida" del settore.
Sono stati citati, con credits, Hulk Hogan, Titan Morgan, Giacomo Levita ed altri.

La commissione ha apprezzato all'unanimità il lavoro presentato, premiandolo con il massimo dei voti e l'aggiunta della lode accademica. Alcuni membri hanno addirittura affermato di aver cambiato radicalmente giudizio su questo sport-entertainment, trovandoci valori e spunti di studio che non avrebbero mai potuto immaginare. E' poi stato chiesto a Baldan di permettere che alcuni passi della mia tesi potessero venire citati in altre pubblicazioni degli stessi correlatori, ed inoltre è stato vivamente consigiato di pubblicarla come libro. Sta valutando la possibilità di farlo.

Ecco il primo capitolo della tesi in questione.

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1. Orgini della violenza rituale e "comportamento re-diretto"

Quando Richard Schechner, nel suo libro "Magnitudini della performance", parla di rituale, si riferisce ad un bisogno umano, antico quanto la stessa specie, di avvicinarsi in modo indolore ad elementi che normalmente sarebbero in qualche modo traumatici, come la gerarchia, la territorialità, la sessualità e l'accoppiamento.

Con il rituale, l'uomo compie delle azioni simboliche ambivalenti, che evitano un contatto troppo violento con le suddette realtà. Per il regista statunitense, i rituali assomigliano anche a ponti, operazioni di transizione al di là di "pericolosi corsi d'acqua", e non è casuale che molti riti siano "riti di passaggio".
Ma tabù come violenza e sesso non sono soltanto traumatici per l'uomo, rappresentano bensì qualcosa al tempo stesso di affascinante, che, non essendo possibili da compiere nel corso della vita quotidiana, diventano così attività "re-dirette", ovvero trovano una valvola di sfogo in qualcos'altro, che può essere un rituale e/o una performance. Schechner non dimentica come il rituale assomigli molto da vicino al teatro, in quanto entrambi contengono comportamenti riebolati e codificati, e riconosce come comportamenti "re-diretti" gli speciali tribunali informali che le popolazioni Kogu della Papua Nuova Guinea, istituiti affinchè si smettesse di risolvere le diatribe personali con la vendetta personale, sostituita con una sorta di violenza in forma di performance, con grande affluenza di pubblico. Di questi un profilo è tracciato da Ronald M.Berndt.

Il tribunale informale si tiene nella radura del villaggio, o davanti alla casa degli uomini […] L'autorità che presiede si piazza al entro, affiancata dagli altri dignitari […] Di fronte a loroda un lato si siede il querelante e dall'altro lato l'accusato (o il difensore); ciascuno dei due può essere aiutato dai parenti paterni […] o da altri. Il pubblico si dispone come gli aggrada. E' tutto molto informale: magari la querelante allatta un bambino, e i ragazzi giocano tra il pubblico. Si ascoltano diversi testimoni e qulche volta vengono anche contro-interrogati. Il querelante può fare un discorso veemente o lasciare tutta la faccenda nelle mani di altri (testimoni o parenti); può essere interrotto a discrezione dei capi della corte che volessero tornare e ritornare su un qualche dettaglio. La ripetizione è il piacere di questi incontri , specialmente quando la faccenda concerne questioni di sesso o quando si devono stabilire importi di pagamenti. Le udienze possono proseguire per un paio di giorni o più, dato che di solito la durata dipende da quanto valgono le testimonianze in termini di puro intrattenimento […]

Molti mezzi per procurarsi eccitazione sono stati eliminati con la messa al bando dello stato di guerra e del cannibalismo; ma alcune tra le emozioni espresse in questi [contesti] sono state deviate verso i tribunali informali, e da questo punto di vista c'è fra loro una forte somiglianza. Più importante che nel contatto con gli estranei, la violenza è considerata parte della vita sociale ordinaria; ora, sotto l'egida dei tribunali informali, è stata concentrata e, in pratica, esaltata.
(Berndt 1962: 323-325)

Si narra che nel corso di queste riunioni dei tribunali informali, una donna adultera sia stata costretta a copulare con il marito davanti agli spettatori per una notta intera; e poi obbligata a danzare con una latta di pietre sulla testa, fino al suo totale crollo fisico, e il tutto per la gioia del pubblico, che partecipa vociando e divertendosi allo sfinimento.

Ci sono esempi di combattimenti rituali, nei quali la violenza è teatralizzata all'inverosimile, come tra le popolazioni Eschimesi dell'Alaska e della Groenlandia, dove era tradizione che tutte le dispute, all'infuori di quelle per omicidio, venissero risolte attraverso duelli di canzoni.
Eccone un efficace profilo narrato da Farb:

Il duello di canzoni consiste in pasquinate, insulti ed oscenità che ciascun contendente canta al'altro e, ovviamente, al pubblico deliziato. (Per inciso diremmo che anche il calipso delle Indie Occindentali, ora eseguito per intrattenere i turisti, è nato come canzone di beffe). I versi sono assai pesanti e cirostanziti; il loro scopo è di umiliare l'avversario, e per raggiungerlo non viene risparmiata nessuna deformità fisica, nessuna vergogna personale e nessuna tara di famiglia. Via via che i versi vengono cantati a turno dai contendenti il pubblico incomincia a parteggiare per l'uno o per l'altro, applaudendolo più a lungo o ridendo più forte delle sue facezie. Infine quando rimane il solo a riscuotere applausi, egli viene considerato il vincitore della disputa. La punizione del perdente è molto severa, perché è molto difficile sopportare la disapprovazione della comunità in un gruppo piccolo come quello eschimese. (Farb, 1969: trad. it. 63)

Lo stesso accade anche per le popolazioni Tiv della Nigeria settentrionale, che utilizzano un sistema molto simile di combattimento teatralizzato, fatto di canzoni di insulti e provocazioni, e la cosa curiosa è che spesso accade che i contendenti ingaggino veri e propri compositori, per dare vita a ingiurie ancora più elaborate. Qualcosa di simile, storicamente correlato, succede nei quartieri neri delle città americane, e viene chiamato "sounding": i contendenti si scambiano questi "sounds", chiamati anche "le dozzine" o "signifying", che "seguono uno schema rituale ben prestabilito" (Labow, 1972, 127) e sono "giudicati direttamente ed immediatamente dal pubblico" (Labov, 1972, 144), dove l'indice di vittoria è la risata. Spesso si tratta di distici ritmati (da cui David Toop fa derivare il movimento hip-hop), che concernono argomenti di stampo violento e sessuale, che se venissero pronunciati al di fuori del contesto del "souning" farebbero scatenare una rissa, ma si crea una convenzione, all'interno della quale ogni insulto è permesso, e il pubblico viene intrattenuto con comportamenti che affascinano, proprio perchè nella vita reale non sarebbero mai concessi.

Schechner afferma che, come negli esempi citati, la sessualità, la violenza, il conflitto e l'oscenità siano trasformazioni, "re-direzioni" di comportamenti, ai quali non è possibile un'espressione completa, incarnando il concetto del "voglio ma non posso/non dovrei"; mentre a volte i desideri si manifestano in versioni degli eventi vietati completamente trasformate in finzioni, creando, nella definizione di E.T. Kirby, dei veri e propri ur-drammi, attraverso il processo di trasformazione del conflitto sociale in fenomeno estetico. Di esempi di violenza e sessualità, nell'arte e nella cultura, ve ne sono in enorme quantità, basti solo pensare a come l'iconografia cristiana abbia sempre immaginato e dipinto il martirio; nella società di oggi, saltando da un mass-media all'altro, è impossibile non imbattersi in immagini crude, dove le morti, le stragi e le esecuzioni capitali diventano spettacolo, la pornografia è alla portata di tutti, ed esistono veri e propri filoni cinematografici (i cosiddetti splatter) dove impera la violenza spesso fine a se stessa, con il sangue, ovviamente finto, che scorre a fiumi… Alcuni artisti sono arrivati ad aggredire il loro corpo, come Chris Burden, che si è fatto anche sparare, mentre Stelarc si mette in mostra appeso a degli uncini.

E tutto ciò per soddisfare il bisogno primordiale che l'essere umano dei giorni nostri non può più placare con antiche forme di rituale, divenute ormai anacronistiche per il mondo in cui viviamo.

 

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